La corsa contro il tempo per agganciare il Superbonus non si è ancora arrestata. Dopo una lunga sequenza di interventi correttivi, la normativa in vigore apre infatti a una proroga mirata fino al 2026. Ma il perimetro resta stretttamente delimitato: il mantenimento dell’aliquota più alta è legato a requisiti puntuali che restringono in modo netto la platea dei potenziali beneficiari.
L’estensione fino al 31 dicembre 2026 riguarda esclusivamente i Comuni interessati da stati di emergenza dichiarati a seguito di eventi sismici avvenuti a partire dal 2009. Si tratta, in larga parte, di territori di Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, colpiti in particolare dalla sequenza di terremoti del 2016.
Non basta però trovarsi nelle aree ammesse. La proroga si applica solo a interventi ben circoscritti e avviati entro le scadenze previste dalla legge. Un elemento chiave è lo stato di avanzamento dei lavori: per poter proiettare il beneficio oltre il 2025, una parte consistente delle opere deve risultare già realizzata entro i termini fissati dal legislatore.
Altro filtro decisivo riguarda i soggetti che possono accedere all’agevolazione. La proroga non ha carattere universale e privilegia soprattutto i condomìni e gli edifici composti da più unità immobiliari. Restano invece in posizione marginale molte abitazioni unifamiliari, progressivamente escluse dal perimetro del bonus. Una scelta che risponde all’esigenza di contenere l’impatto sui conti pubblici, concentrando le risorse sugli interventi con effetti più estesi sul patrimonio edilizio.
Sul piano tecnico, continuano a essere centrali i cosiddetti interventi “trainanti”: isolamento termico e sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale restano il perno dell’agevolazione. In assenza di questi lavori principali, non è possibile far rientrare nel Superbonus le opere “trainate”. Confermato anche l’obbligo del miglioramento di almeno due classi energetiche, da attestare con la certificazione prima e dopo gli interventi.
La finestra al 2026 si inserisce così in un quadro di progressivo ridimensionamento dell’incentivo, con aliquote in calo e controlli più stringenti. Non è più sufficiente aprire un cantiere: servono documenti completi, rispetto rigoroso delle scadenze e la capacità di dimostrare in ogni fase la piena conformità alle regole. Un percorso più complesso rispetto agli anni passati, che rende indispensabile una pianificazione accurata e il supporto di professionisti qualificati.