Ma cosa è l’Anisetta di Ascoli?

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Una vecchia pubblicità dell'anisetta di Meletti
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L’Anisetta di Ascoli è una di quelle storie italiane che sembrano scritte da un autore romantico dell’Ottocento: un liquore chiaro come il cristallo, profumato come un giardino mediterraneo all’alba, nato in una bottega marchigiana e diventato, con il tempo, un piccolo mito del gusto. Ma cos’è davvero l’Anisetta? E perché continua ad affascinare generazioni diverse, dai nonni che la versavano nelle tazzine da caffè ai giovani che oggi la riscoprono nei cocktail d’autore?

Per capirlo bisogna tornare indietro di oltre un secolo e mezzo, quando un farmacista ascolano, inquieto e visionario come solo i veri inventori sanno essere, iniziò a sperimentare con le proprietà dell’anice verde. La pianta cresceva – e cresce tuttora – rigogliosa sulle colline intorno alla città: chicchi minuscoli, ma capaci di sprigionare un profumo che è una carezza aromatica. Da quelle prove, condotte con la precisione di un alchimista e la testardaggine di chi sente di essere vicino a un’intuizione, nacque una ricetta segretissima: acqua purissima, zucchero, alcol a bassa gradazione e la distillazione dell’anice più pregiato.

L’Anisetta che conosciamo oggi è un liquore elegante, quasi timido nell’aspetto – limpido, trasparente, essenziale – ma sorprendente al gusto: dolce senza essere stucchevole, profumato senza diventare invadente, capace di trasformare ogni sorso in una piccola cerimonia. È un prodotto che somiglia molto al suo territorio: gentile, raffinato, ma con un carattere deciso. Ascoli Piceno non è una città rumorosa; è un luogo di pietra e di lentezza, di piazze che sembrano teatri e di tradizioni che non chiedono di essere gridate. E l’Anisetta è forse il suo simbolo liquido più fedele.

Lo si beve in modi diversi, a seconda delle generazioni. I puristi la vogliono liscia, a temperatura ambiente, così com’è. Chi preferisce un tocco più contemporaneo la sceglie ghiacciata, con qualche goccia di caffè, oppure come base per cocktail che i bartender stanno riscoprendo: note fresche, mediterranee, perfette per un aperitivo estivo. E poi c’è un rito antico, quasi filosofico: l’“Anisetta con la mosca”, ovvero un chicco di caffè che nuota nel bicchiere, simbolo di buon auspicio e piccola provocazione aromatica.

Ma ciò che rende l’Anisetta davvero unica non è solo la ricetta – che resta gelosamente custodita – bensì il modo in cui è sopravvissuta alle mode passeggere. In un Paese dove ogni regione difende i propri sapori come patrimoni nazionali, l’Anisetta è diventata un oggetto del desiderio discreto: non grida, non invade, non pretende. Seduce. E lo fa con la forza della sua autenticità.

Forse è proprio questo il punto: l’Anisetta non è solo un liquore, è un atteggiamento. È il piacere delle cose fatte bene, della qualità che non ha bisogno di clamore, della tradizione che dialoga con la modernità senza perdere sé stessa. È il gesto di chi sorseggia lentamente, senza fretta, magari in una sera estiva nella magica Piazza del Popolo, quando il tempo sembra rallentare e tutto diventa più semplice.

Cos’è l’Anisetta, allora? È una storia italiana, una promessa di eleganza, un profumo che non si dimentica. È Ascoli in un bicchiere.