Il termine per il pagamento del saldo Imu sulla casa è scaduto lo scorso 16 dicembre, ma non tutti i contribuenti sono riusciti a rispettare la scadenza. Ma esistono strumenti – a partire dal ravvedimento operoso – che consentono di rimettersi in regola, contenendo l’aggravio economico.
Chi non ha pagato il saldo dell’imposta municipale entro i termini può sanare l’omissione versando l’importo dovuto, maggiorato di sanzioni e interessi. La sanzione base è pari al 25% dell’imposta non versata, ma può essere ridotta grazie al ravvedimento operoso. Il principio è semplice: prima si paga, meno si spende.
Come funziona il ravvedimento operoso
La prima finestra utile per rimediare si apre già pochi giorni dopo la scadenza. Dal 30 dicembre, infatti, è possibile ricorrere al cosiddetto ravvedimento sprint: se il pagamento avviene entro 14 giorni dal termine originario, la sanzione è ridotta a 1/15 del 25% per ciascun giorno di ritardo. In pratica, lo 0,083% al giorno.
L’entità della sanzione cresce con il passare del tempo, ma rimane comunque inferiore a quella piena, purché il Comune non abbia avviato accertamenti.
In dettaglio, il ravvedimento consente le seguenti riduzioni:
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1,25% fisso se il pagamento avviene tra il 15° e il 30° giorno successivo alla scadenza;
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1,39% se il versamento è effettuato tra il 31° e il 90° giorno;
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3,125% se si paga oltre i 90 giorni ed entro un anno;
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3,572% se la regolarizzazione avviene dopo un anno (pari a 1/7 della sanzione base);
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4,17% se il pagamento segue una comunicazione formale del Comune (1/6 della sanzione base).
Quando il ravvedimento non è più possibile
La strada del ravvedimento operoso si chiude nel momento in cui il Comune notifica un avviso di accertamento o quando il contribuente viene a conoscenza di verifiche, ispezioni o altre attività di controllo.

