Marche, lavoro in equilibrio nel 2025: disoccupazione sotto la media italiana, ma cresce la frammentazione

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Lavoro, foto simbolica generata con Ai

Nel 2025 il mercato del lavoro delle Marche mostra segnali di assestamento. Il tasso di disoccupazione regionale si colloca tra il 5,2 e il 5,3 per cento, un livello in lieve flessione o sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente e, soprattutto, più basso della media nazionale. Un risultato che conferma una tenuta migliore rispetto al quadro complessivo del Paese.

Il confronto con l’Italia è netto: nei primi mesi del 2025 il tasso di disoccupazione nazionale oscilla tra il 5,6 e il 5,7 per cento. Le Marche, dunque, continuano a viaggiare sotto la soglia italiana, pur in un contesto che presenta elementi di fragilità.

All’interno della regione, la provincia di Ascoli Piceno si muove in linea con l’andamento marchigiano. La disoccupazione risulta stabile o in lieve diminuzione, ma la dinamica occupazionale resta disomogenea, con aree e comparti che mostrano segnali di sofferenza e un crescente ricorso a forme contrattuali meno stabili.

I dati provvisori del primo trimestre indicano che il tasso di disoccupazione regionale è sceso al 5,2 per cento dal 5,3 precedente. A fronte di questo miglioramento, però, si registra un arretramento dello 0,2 per cento nel tasso di occupazione complessivo, fermo al 67,2 per cento, accompagnato da una riduzione dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato. Un segnale che alimenta il timore di una maggiore precarizzazione del mercato del lavoro.

Un elemento positivo arriva dal fronte dell’occupazione femminile, che nelle Marche cresce del 2,1 per cento e raggiunge il 61,6 per cento, mentre quella maschile arretra dello 0,8 per cento. Nel complesso, i disoccupati diminuiscono del 2,9 per cento, ma il calo non basta a dissipare le preoccupazioni legate alla qualità dell’occupazione.

Sul piano settoriale, l’economia locale continua a poggiare sulla produttività agricola e artigianale, con una crescita occupazionale distribuita in modo irregolare tra le province. Un equilibrio ancora fragile, che tiene i numeri sotto controllo ma lascia aperta la sfida di rafforzare il lavoro stabile e ridurre la frammentazione del tessuto produttivo.