Formazione, il futuro è nelle digital skill

Ripartire dalla formazione, riscrivendone mission e strumenti. E’ l’idea che emerge dai risultati della ricerca condotta dall’Innovation School di Talent Garden

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Digital skills
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Ripartire dalla formazione, riscrivendone mission e strumenti. E’ l’idea che emerge dai risultati della ricerca condotta dall’Innovation School di Talent Garden sui percorsi educativi italiani.

Dall’education al learning

Nell’era dell’industria 4.0 i vecchi modelli di formazione sono ormai superati. Le imprese chiedono competenze diverse, sempre più digitali. “L’era digitale che stiamo attraversando – commenta Alessandro Rimassa, ceo e co-founder di Tag Innovation School – ci offre incredibili opportunità di crescita, ma l’istruzione, nonostante sia il settore più determinante per il successo socio-economico, registra tassi di innovazione tra i più bassi. Questo sistema contribuisce a creare un gap delle competenze più richieste dalle aziende, che difficilmente riescono a reperire sul mercato figure professionali specializzate”. Come intervenire? Puntando su percorsi di studio personalizzati, partecipativi ed esperienziali, capaci di mettere lo studente al centro e la tecnologia a supporto.

Le competenze si fanno digitali

In questo modo, seguendo un percorso capace di trasformare l’education in learning, è possibile rispondere alla fame di nuove competenze di un sistema produttivo in trasformazione. Le skill tecniche attualmente più richieste delle imprese spaziano dal digital marketing al data governance, dalla business transformation al design e al coding. Tutto nella nuova azienda si fa digitale, anche il magazzino e c’è bisogno di competenze capaci di utilizzare, ad esempio, il software per la gestione magazzino Fatture in Cloud. Negli ultimi 20 anni, per contribuire alla formazione specializzata sono emersi anche attori privati, che nel 2015, a livello secondario, rappresentavano circa il 20% del mercato nell’area dei paesi sviluppati dell’Oecd. Su questo filone si sono moltiplicati anche gli interventi e gli investimenti di grandi colossi tech, che hanno cavalcato l’interesse degli studenti per percorsi di studio brevi che permettano l’apprendimento di due o tre digital skill alla volta.

Cosa serve alle imprese

L’indagine targata Talent Garden arriva alla sua seconda edizione. Si tratta, nel dettaglio, della ricerca nazionale sullo stato di digitalizzazione del Paese, che ha visto protagoniste più di 500 aziende, realizzata dalla Scuola dell’Innovazione di Talent Garden, Cisco Italia, ENEL e Intesa Sanpaolo, con il supporto dei ricercatori del Master in Digital Transformation per il Made in Italy. Cosa serve alle imprese? Tra le tecnologie più richieste spicca il Cloud computing (35 per cento del campione), seguono l’Internet of Things (33 per cento), il Machine Learning (28 per cento) e la Blockchain (27 per cento).

Dalle competenze all’occupazione

Queste richieste si traducono, poi, nella necessità di specifiche figure professionali, molte delle quali nuove. In particolare, alle aziende servono Digital Marketing Specialist (34 per cento), Data Analyst (26 per cento) e Digital Officer (23 per cento). Queste risposte portano a una interessante riflessione, le imprese, anche quelle di dimensioni più piccole, sembrano aver capito che per crescere e sposare a pieno la rivoluzione 4.0 non basta solo acquistare strumenti ma è fondamentale assumere in azienda persone in grado di utilizzarli, con competenze nuove, indirizzate allo sviluppo interno.

Perché si sceglie il digitale

Emerge, quindi, una consapevolezza della rilevanza strategica che la digitalizzazione assume per la sopravvivenza delle imprese. Perché sempre più convinte e numerose abbracciano questo percorso? Nel 69 per cento dei casi l’idea è quella di acquistare un vantaggio competitivo sulla concorrenza, il 49 per cento sceglie la digitalizzazione per accrescere la produttività, il 48 per cento per migliorare la qualità percepita dai clienti e il 47 per cento la percepisce come uno strumento per migliorare la qualità del lavoro. Nell’86 per cento dei casi gli imprenditori hanno fatto investimenti in linea con le esigenze della nuova azienda 4.0, investimenti che si traducono nell’acquisto di nuove tecnologie o nell’assunzione di nuove figure professionali.

 

 

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